Le bande elastiche assistenti
Le bande elastiche che assistono il movimento svolgono teoricamente lo stesso ruolo della modalità resistente: durante la fase concentrica l’assistenza degli elastici diminuisce facendo aumentare il carico sull’atleta.
Rimane sempre fondamentale la perpendicolarità delle bande elastiche e quindi del vettore forza. Posizionarsi correttamente ed eseguire un movimento il più lineare possibile riduce significativamente l’instabilità data dagli elastici.
È meglio utilizzare la modalità resistente o assistente?
La modalità resistente è complementare alla relazione tensione-lunghezza e promuove il progressivo reclutamento di unità motorie più grandi. Sono stati riscontrati incrementi nel tasso di sviluppo della forza (rate of force development – RFD), delle fasi di velocità di picco più lunghe e un miglior utilizzo del ciclo allungamento-accorciamento (stretch-shortening cycle – SSC).
La modalità assistente è utilizzabile in periodi di competizione pesanti e durante le fasi di allenamento per la velocità sovramassimale. Assistere il movimento con l’ausilio di una banda elastica permette di esplodere dal punto morto inferiore di un esercizio che si traduce in un’alta correlazione con i movimenti balistici delle attività sportive come i salti e i lanci (McGuigan, 2017, p.185).
Le catene
Come le bande elastiche, anche le catene permettono di continuare ad accelerare il carico per tutta la fase concentrica del movimento per esprimere livelli di potenza superiori rispetto all’utilizzo esclusivo dei pesi liberi.
La disposizione delle catene è critica nel determinare le caratteristiche di carico dei vari esercizi. Tradizionalmente si utilizza la tecnica di sospensione lineare (Figura 5), dove la catena è direttamente appesa al bilanciere e solo la porzione inferiore è appoggiata a terra (per evitare eccessive oscillazioni): risulta così che solo una parte della catena offre una resistenza variabile.
Un altro metodo è l’approccio con doppio posizionamento delle catene (Figura 6). Una catena più piccola dal peso quasi trascurabile è agganciata direttamente al bilanciere, mentre quelle più grandi e pesanti sono fissate alla prima. In questo modo, durante la salita viene aggiunto progressivamente l’80-90% del peso delle catene, mentre con la tecnica precedente il carico variava solamente del 35-45% (McGuigan, 2017, p.186).
Meglio le bande elastiche o le catene?
Le bande elastiche mostrano una relazione tensione-lunghezza curvilinea o progressiva: più l’elastico si allunga, più un allungamento della stessa misura provoca un aumento di tensione maggiore.
Le catene mostrano invece una relazione tensione-lunghezza lineare: quando un numero uguale di anelli si solleva da terra provoca lo stesso aumento di carico indipendentemente dal punto della catena.
Ma quindi cosa è meglio utilizzare?
Le bande elastiche sono più adatte per allenare gesti sportivi nei quali le caratteristiche di forza si accumulano alla fine del movimento: colpo nel pugilato, salto nella pallacanestro, ecc… (McGuigan, 2017, p.187).
Le catene sono maggiormente adatte per l’allenamento di quei gesti sportivi che richiedono un’elevata applicazione di forza sfruttando maggiormente le proprietà muscolari: mischia nel rugby, partenza dai blocchi nel nuoto e atletica leggera, ecc… (McGuigan, 2017, p.187).
Oltre alle questioni tecniche, il preparatore atletico deve necessariamente considerare anche gli aspetti pratici dell’utilizzo di uno strumento o l’altro. Tutti e due hanno vantaggi e svantaggi.
Come programmare il VRT
Come definire il carico di bande elastiche e catene?
Bande elastiche
Sia per quanto riguarda le bande elastiche che le catene, al punto morto inferiore di un esercizio il carico deve essere rappresentato solamente dal bilanciere e dai dischi (elastici e catene non offrono resistenza).
Per determinare il carico delle bande elastiche è opportuno far posizionare l’atleta con il bilanciere nella posizione iniziale dell’esercizio sopra una bilancia prima senza elastici e poi con questi agganciati al bilanciere. Questa procedura è opportuno effettuarla anche in caso il produttore fornisca la tensione corrispondente alla lunghezza dell’elastico, poiché nel tempo la tensione generata diminuisce a causa dell’usura.
Catene
Per quanto riguarda le catene, la procedura è più rapida: il preparatore conosce a priori il peso della catena e utilizzando l’approccio con doppio posizionamento basta regolare la lunghezza della catena leggera per far sì che a inizio movimento quelle pesanti siano quasi completamente sollevate da terra e al punto morto inferiore queste siano completamente appoggiate a terra.
Il VRT è adatto per lo sviluppo di quali manifestazioni della forza?
Nel 2009, Rhea, Kenn e Dermody condussero uno studio per confrontare i risultati ottenuti tramite diversi metodi di allenamento. 48 atleti universitari, suddivisi in tre gruppi, parteciparono a 12 settimane di allenamento, il quale comprendeva diversi mezzi e metodi di allenamento della forza, tra cui esercizi per la forza massima, forza esplosiva ad alto carico (strength-speed) ed esercizi pliometrici. L’unico esercizio che cambiava all’interno del programma era il back squat con bilanciere: un gruppo lo eseguì a velocità tra 0,2 m/s e 0,4 m/s (metodo degli sforzi massimali), il secondo gruppo tra 0,6 m/s e 0,8 m/s (metodo degli sforzi dinamici), il terzo gruppo alle stesse velocità del precedente, ma con l’aggiunta di bande elastiche (metodo degli sforzi dinamici).